Di Luca Lampugnani
Tredici anni dopo, la ricorrenza del doppio attentato alle torri del Word Trade Centre, a New York, l'11 settembre del 2001, cade nel pieno di una crisi mediorientale marchiata a fuoco dall'estremismo islamico. Se allora a sconvolgere il mondo - continuando a farlo per molti anni a venire - fu Al Qaeda, organizzazione nata e cresciuta all'ombra dell'invasione di Mosca in Afghanistan, fondata attorno alla fine degli anni '80 da Osama bin Laden, oggi la principale minaccia alla già fragile stabilità del Medio Oriente porta il nome di Stato Islamico, camaleontico gruppo che, dalla campagna Statunitense in Iraq del 2003, ha cambiato più volte nome e assetto.
Già parzialmente noto come forza 'ribelle' nel conflitto civile siriano, quando era conosciuto con l'acronimo di ISIS (Stato Islamico dell'Iraq e della Siria), il gruppo estremista votato alla jihad si è consacrato al grande pubblico il 10 giugno scorso, con le prime fasi di un'invasione irachena che da Mosul (nel Nord) ha portato i miliziani sunniti fino alle porte della capitale Baghdad. Guidato dal carismatico quanto misterioso Abu Bakr al-Baghdadi, lo Stato Islamico è poi diventato tale, quanto meno nelle proprie affermazioni, sbugiardate tuttavia da numerose autorità dell'Islam, il 29 giugno, quando con non poca sorpresa generale ha annunciato di aver costituito un califfato tra Siria e Iraq, territorio particolarmente vaso e soggetto, giorno dopo giorno, a continui stravolgimenti nei confini. Negli ultimi mesi, caratterizzati da un'attenzione sempre crescente in ambito internazionale per quanto stava succedendo e tutt'ora succede a cavallo tra Damasco e Baghdad, il punto più alto della percepita minaccia rappresentata dall'IS (acronimo dall'inglese di Islamic State) per l'Occidente si è palesata nell'esecuzione, per decapitazione, nel giro di pochi giorni, di due giornalisti americani, James Foley e Steven Sotloff, rapiti in Siria rispettivamente nel 2012 e nel 2014.
Entrambi gli avvenimenti, infatti, hanno portato gli Stati Uniti, insieme ad altre cancellerie occidentali che già operavano nelle zone calde dell'avanzata, chi armando i combattenti curdi, chi mandando aiuti umanitari agli yazidi e alle altre minoranze brutalmente colpite dalla strategia senza scrupoli dello Stato Islamico, a premere pesantemente il piede sull'acceleratore dell'azione contro gli estremisti. Proprio mercoledì sera, quando in Italia sarà ormai da qualche ora giovedì 11 settembre, il presidente Barack Obama parlerà alla nazione rivelando i piani della Casa Bianca per colpire lo Stato Islamico, presumibilmente con una roadmap caratterizzata da raid aerei mirati come già sta succedendo in Iraq, anche in Siria.
Insomma, tre anni dopo l'uccisione di Osama bin Laden, raggiunto ed eliminato in Pakistan dagli uomini di una missione speciale e top secret di Washington il 2 maggio del 2011, la cosiddetta 'guerra al terrorismo', inaugurata con l'invasione in Afghanistan da parte delle forze Statunitensi nel 2001, risposta all'orrore degli attentati alle Torri Gemelle, sembra essere tornata nel pieno della sua operatività seppur, quanto meno sulla carta, con stili e strategie assolutamente differenti. Ma ad essere diverso, ad ogni buon conto, è anche il nemico che si vuole combattere. Durante i mesi dell'avanzata dello Stato Islamico in Iraq, più volte questo gruppo e l'organizzazione terroristica internazionale per eccellenza, Al Qaeda, sono state accomunate. Tuttavia, la vicinanza tra le due entità sembra essere stata sbugiardata dalla 'scomunica' che i qaedisti, guidati dopo la morte di bin Laden da Ayman al-Zawahiri, hanno inferto ai miliziani sunniti a febbraio di quest'anno, dovuta, almeno stando al comunicato fatto circolare da Al Qaeda, alla loro eccessiva brutalità - in realtà la decisione è stata presa a causa della mancata obbedienza di Abu Bakr al-Baghdadi ad un ordine diretto di al-Zawahiri, il quale imponeva all'ISIS di occuparsi solo di Iraq, lasciando la causa qaedista siriana nelle mani del Fronte al-Nusra.
Ma al di la della rottura tra i due gruppi, legati dal 2004, benché allora l'attuale Stato Islamico fosse conosciuto come Tanẓīm Qāʻidat al-Jihād fī Bilād al-Rāfidayn e operasse strettamente in Iraq (meglio noto infatti a quel tempo con il 'soprannome' di Al Qaeda in Iraq), alcune domande ancora oggi rimangono senza risposta: Al Qaeda e lo Stato Islamico, sono ugualmente minacciose per l'Occidente? Entrambe, agiscono e sono strutturate nello stesso modo? L'attuale strategia dello Stato Islamico, militare e non, è simile a quella utilizzata per più di un decennio da Al Qaeda? Nelle prossime righe, cercheremo di fare chiarezza attorno a questi nodi fondamentali per comprendere, con maggiore consapevolezza, quanto attualmente sta accadendo tra Baghdad e Damasco.
Provenienza
Se proprio si volesse trovare un punto in comune tra le due organizzazioni, questo sarebbe certo il background in cui si sono sviluppate: entrambe, infatti, sono 'figlie' di invasioni straniere. Al Qaeda, come già detto, di quella russa in Afghanistan, guerra che continuò dal 1979 al 1989 e che coinvolse, indirettamente e in via ufficiosa, come sempre nel 'gioco' della Guerra Fredda, anche gli Stati Uniti. Lo Stato Islamico, invece, seppur con il nome di Jamāʻat al-Tawḥīd wa-al-Jihād, guidato allora da Abu Musab al-Zarqawi, morto nel 2006 in seguito ad un attacco aereo a Stelle e Strisce, è nato ed è stato fondato nel 2004, tra i numerosissimi gruppi generati dall'opposizione, più o meno estrema, all'arrivo di truppe USA in Iraq nel 2003.
Minaccia
Durante gli anni della sua attività piena, ridimensionata da una diversa strategia operativa imposta da al-Zawahiri dopo la morte di bin Laden, Al Qaeda è stata una vera e propria minaccia globale per l'Occidente, come sono li a dimostrarlo gli attentati di New York, nel 2001, così come quelli a Madrid e a Londra rispettivamente nel 2004 e nel 2005. La mission di Al Qaeda, attorno a cui ruotava l'assetto dell'organizzazione, era quella di colpire e irrompere sulla scena internazionale con azioni eclatanti, 'spettacolari' e di forte impatto, tralasciando una vera e propria imposizione territoriale e mettendo da parte, a differenza di quanto avviene oggi, l'importanza dei gruppi affiliati, talvolta più interessati alle questioni regionali che non ad una jihad globale come sembrava intenderla bin Laden.
In netta contrapposizione con questa strategia, opera oggi lo Stato Islamico. Dopo essersi guadagnato la nomea di gruppo più brutale in Siria, l'avanzata e la conquista di vasti territori in Iraq hanno subito dimostrato quanto i miliziani estremisti sunniti puntino al mantenimento, il più a lungo possibile, del loro sedicente califfato, difendendone i confini con le armi sequestrate ad altri gruppi o che, come in molti sospettano, durante la guerra civile siriana sono state fornite loro dalle monarchie del Golfo. Questo non significa certo che lo Stato Islamico non rappresenti una minaccia, anzi, ma che ne è espressione in modo sostanzialmente differente. Ad esempio, la capacità dell'IS di mantenere ben saldi i territori che ha conquistato sta portando ad una lenta ma graduale crescita delle tensioni nella regione mediorientale, realtà che indubbiamente si riversa sull'Occidente. Se fino a qualche mese fa Obama non avrebbe mai nemmeno lontanamente pensato di violare lo spazio aereo siriano con i propri aerei per bombardare le posizioni dello Stato Islamico, quindi aiutando indirettamente Assad, oggi le probabilità di uno scenario simile sono aumentate esponenzialmente. Inoltre, così come gli attentati internazionali per il momento non sembrano essere di fondamentale importanza per l'avanzata dell'IS, quest'ultimo sta dimostrandosi in grado di espandere il proprio consenso a macchia d'olio, come ne sono esempi il grande numero di europei e occidentali che hanno raggiunto le fila dello Stato Islamico in Siria e Iraq.
Comunicazione
Anche in questo campo, gioco forza il periodo storico, le differenze sono abissali. Al Qaeda ha sempre affidato la propria immagine a quella di bin Laden, con i video e le foto del leader intento a guardare fisso in camera lanciando i suoi improperi all'Occidente. Poco curati, questi venivano poi diffusi in tutto il mondo grazie alle reti televisive e ad internet, mezzo che, seppur più grezzamente, veniva già utilizzato da Al Qaeda e dai suoi seguaci per reclutare e indottrinare persone in tutto il mondo.
Al contrario, lo Stato Islamico ha lanciato, in concomitanza con la sua avanzata irachena, una campagna World Wide Web senza precedenti, riuscendo ad avere una voce su tutti i principali social network e diffondendo, in piena libertà, video e foto di esecuzioni sommarie, di ingressi trionfali in varie città con le bandiere nere della jihad al vento e mostrando al mondo i militanti occidentali che, presumibilmente attraverso i confini turchi, avevano raggiunto l'IS per combattere in Iraq e Siria. Differentemente da bin Laden, Abu Bakr al-Baghdadi, il già citato leader dello Stato Islamico, è decisamente più restio ad apparire 'pubblicamente', lasciando invece che a lanciare il messaggio dei militanti estremisti sunniti siano filmati montati con effetti cinematografici, con sottofondi musicali, con cambi di inquadrature e soprattutto con una definizione pressoché perfetta, insomma curati nel minimo dettaglio.
Violenza
Quest'ultimo aspetto che analizzeremo, è certamente comune tra l'una e l'altra organizzazione. Tanto Al Qaeda quanto lo Stato Islamico, a differenza di altri gruppi, non guardano in faccia niente e nessuno durante le loro azioni, e sono pronti, senza il minimo scrupolo, ad uccidere occidentali e non, musulmani e cristiani, yazidi, sciiti e sunniti, mettendo alla gogna chiunque non segua l'interpretazione più estrema dell'Islam. Basti pensare in questo senso, come scrive il tedesco Der Spiegel, che durante la sua attività, da cui passano gli attentati occidentali, Al Qaeda ha ucciso 8 volte più musulmani che non. Ancora, sempre tenendo in considerazione tale aspetto, è pressoché impossibile stabilire, come in molti hanno tentato di fare, qualche delle due organizzazioni sia la più brutale. Le immagini della decapitazione di Foley, così come il martirio subito dagli yazidi e da altre minoranze, sicuramente sposta l'asticella, almeno emotivamente, sullo Stato Islamico. Tuttavia non va dimenticato come, in oltre vent'anni di attività, Al Qaeda non abbia certo risparmiato vittime, tra civili e militari, tra donne, uomini, vecchi o bambini.
(International Business Times)

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