Di Stefano Consiglio
Secondo i dati raccolti dal Consiglio Europeo sui Rifugiati e gli Esuli (ECRE), solo nel 2014 circa 2 mila persone hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo nonostante gli sforzi intrapresi dal Governo italiano attraverso l'operazione "Mare Nostrum". Il numero di richiedenti asilo e di sfollati è aumentato esponenzialmente a causa del clima di instabilità che sta caratterizzando l'area del Nord-Africa e del Medio Oriente. Nel report presentato nel 2013 da UNHCR si legge che il numero di richiedenti asilo e sfollati interni ha superato quota 50 milioni; si tratta del valore più elevato mai registrato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Cosa sta facendo l'Europa per regolamentare il fenomeno dell'immigrazione
Anzitutto occorre ricordare che ai sensi degli articoli 79 e 80 del Trattato sul funzionamento dell'UE, la competenza comunitaria riguarda sia la così detta migrazione legale sia l'immigrazione clandestina. Per la prima l'Unione ha il potere di definire le condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi che entrano e soggiornano legalmente in uno degli Stati membri ai fini lavorativi, di studio o di ricongiungimento familiare. Il problema è che spetterà poi ai singoli Stati stabilire i tassi di ammissione, rendendo di fatto superfluo il lavoro dell'UE che non fa altro che fissare linee di principio.
Per quanto concerne l'immigrazione clandestina, il principale strumento utilizzato dall'UE per controllare le frontiere esterne è la ben nota Agenzia Frontex, creata il 26 ottobre del 2004 con lo scopo precipuo di sorvegliare i confini dell'Unione. In Italia non poche polemiche sono state sollevate intorno alle modalità di funzionamento di quest'agenzia. Da quasi un anno tutte le emergenze che si verificano nel Mar Mediterraneo meridionale vengono gestite dal Governo italiano attraverso l'operazione "Mare Nostrum". Essa ha come obiettivo primario di "garantire la salvaguardia della vita in mare", una caratteristica non condivisa dall'Agenzia Frontex. Il suo mandato, infatti, rispecchia perfettamente la politica adottata dall'UE in materia di immigrazione clandestina: creare delle barriere d'ingresso e/o di sorveglianza allo scopo di impedire l'accesso illegale dei migranti all'interno dello spazio europeo.
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Pochi giorni fa il ministro dell'Interno italiano, Angelino Alfano, ha annunciato per novembre l'inizio di una nuova operazione comunitaria nel Mar Mediterraneo. L'operazione "Triton" (originariamente chiamata "Frontex plus") non andrà a sostituire l'operazione "Mare Nostrum" ma solamente ad implementare l'operazione "Hermes", iniziata il 1 marzo del 2014. La scelta dell'UE di interessarsi maggiormente dell'emergenza umanitaria esistente nel Mediterraneo meridionale aveva suscitato, in un primo momento, il plauso del Governo italiano che parlava di una definitiva sostituzione dell'Operazione "Mare Nostrum". Sfortunatamente Alfano sembra aver fatto i conti senza Frontex che pochi giorni fa ha inviato all'Italia il documento in cui si chiarisce che lo scopo primario di Triton sarà lo stesso perseguito finora da Hermes: la protezione delle frontiere europee. Che fine farà, dunque, l'operazione "Mare Nostrum"? Sarà l'Italia a dover decidere, così come dichiarato apertamente dalla Commissaria europea, Cecilia Malmstrom, la quale ha affermato che: "spetterà al Governo italiano decidere che fine farà "Mare Nostrum", considerando che la nuova operazione non ha alcuna intenzione di porsi in via sostitutiva, perché non è consentito né dal mandato né dalla disponibilità delle risorse".
Nel frattempo il Governo italiano sta continuando a sostenere gli ingenti costi legati all'"Operazione Mare Nostrum". Secondo i dati forniti dal Ministero dell'interno l'Italia sta spendendo ogni mese 9,5 milioni di euro, per un totale di 114 milioni di euro ogni anno. Di questi solo 12 milioni sono coperti da fondi stanziati dall'Unione Europea. In altre parole, è come se l'Europa stesse finanziando ciò che l'Italia spende in poco più di un mese. Il problema, tuttavia, non è soltanto legato alla quantità di soldi stanziata dall'UE ma anche a come questi soldi vengono destinati. Un esempio illuminante è fornito dalla Grecia: dal 2011 al 2013 l'Unione Europea ha fornito alla Grecia quasi 230 milioni di euro allo scopo di tenere i migranti lontani dalle coste europee. Nello stesso periodo solamente 20 milioni sono stati stanziati per le operazioni di accoglienza.
La scelta dell'UE di privilegiare la creazione di barriere piuttosto che l'integrazione e l'assistenza nei confronti dei migranti spinge a domandarsi se questa politica, che dal punto di vista morale è quantomeno discutibile, sia almeno efficace. Una possibile risposta è stata fornita da Michael Diedring, Segretario generale del Consiglio Europeo sui Rifugiati e gli Esuli, secondo il quale: "Creare più ostacoli ai rifugiati per raggiungere il territorio europeo è di solo beneficio per i trafficanti. È assurdo che i rifugiati siano costretti a pagare migliaia di euro per raggiungere l'Europa a causa delle politiche restrittive dei visti, delle sanzioni e dei controlli ai confini, che impediscono loro di viaggiare legalmente. Se sopravvivono al viaggio e mettono piede sul suolo europeo, allora per molti di loro, come i siriani e gli eritrei, sarò possibile ottenere il diritto di asilo e la possibilità di rifarsi una nuova vita in Europa. Per quanto tempo ancora le politiche europee obbligheranno le persone a mettere in pericolo le proprie vite arricchendo al contempo i trafficanti?".
(International Business Times)

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