martedì 8 aprile 2014

Con i miei occhi vi racconto il dramma di Yarmouk...





dal blog di ASMAE DACHAN

Tytty Cherasien, cooperante, di ritorno dalla Siria dove, insieme ad altri operatori internazionali ha portato a termine una missione umanitaria con la consegna di aiuti in diverse località
Sul tuo blog, “Biscotti allo zenzero”, hai paragonato le immagini di quei civili inermi in Siria, in particolare al campo di Yarmouk, ad altre di un passato non troppo lontano. Ce ne vuoi parlare?
“Il mio blog è il posto dove da sempre” fisso” quello che vedo, soprattutto quando quello che vedi è così tremendo.
Ho scritto che guardavo Yarmouk e ripensavo al passato Olocausto, quelle immagini che chiunque di noi ha visto ha sempre davanti agli occhi.
Vedere immagini di inedia, morti per fame, cadaveri che a volte non trovano sepoltura con tutto quello che questo comporta, a livello igienico sanitario e umano.
Vedere Yarmouk è qualcosa a cui difficilmente ci si abitua, qualcosa di aberrante per l’essere umano perché di fronte hai lo specchio di cosa possa diventare l’uomo”.
La foto del fiume umano di civili in fila per un pasto al campo profughi palestinese di Yarmouk ha fatto il giro del mondo e nonostante l’assedio che dura da oltre un anno sulla zona, in molti venivano a conoscenza della situazione per la prima volta. Puoi descriverci quello che hai trovato quando sei arrivata?
 “Noi ci occupiamo del campo profughi di Yarmouk da oltre un anno.
Finalmente l’opinione pubblica si è scostata dal torpore dove erano alienati gli esseri umani a cui abbiamo chiesto aiuto per evitare che questo campo divenisse quello che ora è.. Un enorme e mostruoso contenitore di esseri umani ridotti a brandelli, nei corpi e nelle anime oramai straziate.
A Yarmouk si muore di fame, nel senso più epistemiologico del termine, si muore di tifo per l’uso di acqua infetta, si muore di abbandono, quello dell’occidente che ha relegato ,come da sempre ha fatto il regime siriano, gli esuli Yarmoukeni, i reietti tra i reietti”.
Da quello che avete riscontrato, qual è la principale emergenza ora?
“Oramai non esiste più un’emergenza ma decine di emergenze, la fame, la sete il mancato accesso alle cure sono sicuramente tra le maggiori  componenti della morte delle persone quando non vengono colpite da un barile esplosivo o uccise all’interno dei loro ripari da esplosivo dal cielo”.
Come stanno i siriani dopo oltre tre anni di violenze?
“I siriani sono persone forti, hanno voglia bisogno e diritto all’autodeterminazione.
Hanno lottato per la propria libertà, hanno visto  i propri figli diventare martiri , le loro famiglie distrutte ma credo che questo conflitto ha cambiato la vita di ognuno di noi, inevitabilmente nessuno ormai più ricorda come fosse la propria vita prima dell’inizio della guerra”.
Secondo te, la gente fuori dalla Siria è consapevole di cosa stia accadendo?
“No, credo che la maggior parte delle persone non abbia idea di cosa sta’ succedendo in Siria”.
Al tuo ritorno, hai trovato a Milano un’altra emergenza, sempre legata alla Siria: com’è la situazione ora?
“Si, l’emergenza profughi nella città di Milano è stata molto alta, il Comune di Milano nonostante il diniego e la mancanza di considerazione dal governo centrale si è preso carico di queste persone che transitano dall’Italia e da Milano dove tentano di raggiungere i paesi del Nord Europa, fino ad ora il Comune di Milano ha visto transitare 2240 persone”.
Da quello che hai potuto constatare, quali sono le prospettive per la Siria?
È una domanda molto complicata, soprattutto per me che non faccio geopolitica ma cooperazione internazionale , sicuramente la Siria non può più essere lasciata sola, per l’assistenza ai civili, ai profughi e per intervenire in maniera speculare in uno dei più grandi e terribili conflitto dal dopoguerra, purtroppo ignorato dai media e dall’occidente”.

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