“Ha suscitato grande sollievo tra la popolazione il ritiro dei soldati ciadiani, nei mesi scorsi resisi responsabili di violenze e gravi violazioni ai danni dei civili. L’ultimo episodio al Pk12, concluso con decine di morti e feriti, ha lasciato molta paura e rabbia”: lo dice alla MISNA padre Cyriaque Gbate, segretario generale della Conferenza episcopale del Centrafrica. “Le autorità hanno chiesto agli abitanti di Bangui di rimanere calmi e di non ostacolare il transito delle truppe di N’Djamena che hanno già cominciato a lasciare Bangui, per fortuna finora senza alcun incidente” prosegue l’interlocutore. Il contingente ciadiano di 850 uomini era stato dispiegato nell’ambito della Missione internazionale di sostegno al Centrafrica (Misca), sotto il comando dell’Unione Africana.
Se a Bangui la partenza dei soldati ciadiani è stata accolta positivamente, suscitando la speranza di un miglioramento sul piano della sicurezza, la situazione ancora instabile nelle remote regioni settentrionali si è invece fatta più tesa. Fonti della MISNA contattate a Bossangoa (300 km a nord) e a Kaga Bangoro (350 km) hanno riferito della “paura diffusa” della popolazione che teme di subire “nuove esazioni e soprusi” da parte dei militari diretti verso il Ciad. Centinaia di persone hanno trovato rifugio presso chiese e missioni mentre altre sono scappate nelle foreste.
Permangono altri focolai di tensione a Boda, 180 km da Bangui, dove nonostante la presenza della Misca e dei francesi di Sangaris migliaia di musulmani sono intrappolati e minacciati da civili e miliziani di autodifesa Anti-Balaka, che non vogliono più convivere con loro. “Dovranno essere rimpatriati nella capitale. Ci stiamo attivando per trovare una rapida soluzione” riferisce ancora padre Cyriaque. A Ndele (600 km da Bangui) la locale parrocchia è stata momentaneamente chiusa e la comunità maggioritaria cristiana sopravvive sotto le minacce degli ex ribelli della Seleka. Anche a Bambari e Kouango, lungo le rive del fiume Oubangui, al centro-nord, c’è da temere che il confronto tra anti-Balaka ed ex Seleka possa sfociare in violenze. “Ad oggi è impossibile avere accesso a vaste porzioni del territorio centrafricano. Andarci con la macchina è troppo rischioso quindi l’unico mezzo è l’aereo” precisa il segretario della Conferenza episcopale.

Nessun commento:
Posta un commento