domenica 13 aprile 2014

Emergenza Ebola: in campo UNICEF, OMS e CRI...





di Giovanni Della Poeta

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) in collaborazione con l’UNICEF, la Croce Rossa Internazionale (CRI) e i Ministeri della Salute di 7 paesi dell’Africa Occidentale, sta attuando in queste ore una campagna d’informazione, prevenzione e contenimento per contrastare la diffusione del virus Ebola.
Si tratta di un virus estremamente pericoloso per l’uomo, con un tasso di mortalità che può variare tra il 50% e l’89% a seconda del ceppo virale. L’Ebola, così chiamato perché isolato la prima volta nel 1976 nei pressi del fiume Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, causa una febbre emorragica che può condurre alla morte per shock ipovolemico o sindrome da disfuzione d’organo multipla. Questo tipo di virus, trasmesso attraverso il sangue e i fluidi corporei, ha un periodo di incubazione che va dai 2 ai 21 giorni, durante i quali è possibile il manifestarsi di una vasta gamma di sintomi tra i quali: febbre, vomito, diarrea, danni agli organi (reni, milza e fegato), emorragie interne ed esterne.
UNICEF - fonte unicef.it
UNICEF – fonte unicef.it
In Africa Occidentale, da gennaio ad oggi, sono stati registrati 101 casi di decesso in Guinea (su 157 contagiati), 10 in Liberia (su 21 contagiati) e altri casi sospetti in Sierra Leone e Mali. WHO, UNICEF e CRI hanno quindi deciso di avviare una campagna salva vita non solo nei paesi in cui è già stata riscontrata la presenza del virus ma anche in quelli a rischio con l’obiettivo di contenere il virus mortale impedendone la diffusione. Gli sforzi delle suddette organizzazioni si concentreranno principalmente in strategia di comunicazione come: programmi radiofonici, televisivi, campagne d’informazione porta a porta e l’invio di sms. Questo perché, come ha dichiarato Guido Borghese, Consigliere Unicef per la salute e lo sviluppo dei bambini- Ufficio regionale dell’Africa centrale e orientale, la maggior parte delle persone che vivono in quella parte del mondo non hanno mai neanche sentito parlare di Ebola. «In questi ambienti, paure infondate e false credenze si diffondono ampiamente e con velocità. Più che mai, è fondamentale che le famiglie conoscano il modo corretto per proteggersi, per prevenire dicerie pericolose» ha raccontato Borghese.
Intanto il lavoro delle organizzazioni che si sono attivate per arginare la diffusione del virus non si è fermato alle campagne d’informazione nei paesi dell’Africa Occidentale. In Costa d’Avorio l’UNICEF, in collaborazione con il WHO e la Croce Rossa Internazionale, sta supportando i distretti sanitari nella regione di Man con equipaggiamenti medici e 4 tende che svolgono la funzione di centri di isolamento. Nelle aree maggiormente colpite della Guinea sono stati distribuiti agli operatori sanitari e alle comunità 77.400 bottiglie di cloro liquido, più di 300.000 tavolette di sapone, 150.000 paia di guanti, 670 spray e 1650 kg di calcio ipoclorito per la disinfezione delle acque. Anche in Liberia le organizzazioni internazionali si stanno impegnando per mantenere la situazione sotto controllo distribuendo tende che costituiranno unità d’isolamento, sapone, cloro, prodotti disinfettanti e kit per l’acqua ad uso delle famiglie. L’Organizzazione delle Nazioni Unite (UN) ha lanciato un appello per la raccolta di 1,2 milioni di dollari da utilizzare in Guinea, dove la situazione è più grave, e circa 1,3 milioni di dollari per i paesi vicini, tra cui Liberia, Sierra Leone, Senegal, Guinea Bissau e Mali, per distribuire kit per la disinfestazione, medicine di base, aiuti salvavita e la diffusione d’informazioni riguardo la pericolosità del virus.

Purtroppo non esiste un protocollo standard per combattere il virus e la terapia, solo di supporto, attraverso un bilanciamento degli elettroliti, ripristina i fattori di coagulazione per rallentare le emorragie e il trattamento delle complicanze dovute all’infezione. E’ stata tentata anche la strada dei vaccini ma senza alcun risultato soddisfacente che potesse far sperare in un trattamento che puntasse efficacemente all’immunità.  Nel 2008 infatti un gruppo di ricercatori dell’Università del Wisconsin, sotto la guida di Yoshihiro Kawaokoa, è riuscito a progettare un metodo per disarmare geneticamente il virus e bloccarne la moltiplicazione, ma per adesso ciò consentirebbe solo di lavorare su ceppi inattivi dell’Ebola stessa al fine di sviluppare nuovi farmaci e in futuro, chissà, forse un vaccino.

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