lunedì 14 aprile 2014

Argentina, violenza e narcos nel Paese di Kirchner...





di Pablo Marzi

Saccheggi. Linciaggi. Il Paese in mano ai signori della droga. La polizia resta inerme. E i cittadini si fanno giustizia da soli.

Con una delle sue solite frasi a effetto Jorge Lanata, il giornalista investigativo più celebre dell'Argentina ha inquadrato i problemi del Paese di Cristina Fernández Kirchner: «Saccheggi a dicembre, blackout a gennaio, svalutazione del peso a febbraio, sciopero degli insegnanti e scuole chiuse a marzo, linciaggi ad aprile. Peronismo sempre».
Per Lanata, che della corruzione politica ha fatto uno dei suoi principali target d’indagine in Periodismo para todos (Ppt) - il programma che conduce in tivù su Canal 13 e che riprende domenica 13 aprile - i 10 anni dominati dai Kirchner e dalla presidente ribattezzati «la decada ganada» (il decennio vinto) è stato invece perso.
BOOM DI LINCIAGGI. Al di là delle polemiche sulle definizioni, il giornalista ha senza dubbio ragione sui «linchamientos» (i linciaggi): solo nelle ultime due settimane sono stati almeno 12, alcuni dei quali sventati all’ultimo momento per l’intervento di altri cittadini e, assai più raramente, da parte di una polizia che non è nota né per la difesa dei diritti umani né per l’incorruttibilità.
CRESCE LA VIOLENZA. Sempre da almeno un paio di settimane, i linciaggi sono anche al centro del dibattito politico del Paese, sconvolto da una violenza senza precedenti esercitata da cittadini inferociti nei confronti di ladri, aggressori e delinquenti in genere.
Non a caso il governatore della provincia di Buenos Aires, ha lanciato un «piano sicurezza» richiamando in servizio 5 mila agenti che si sono andati ad aggiungere ai 72 mila già mobilitati.
MONITO DI PAPA FRANCESCO. Su un caso di linciaggio, mercoledì 9 aprile, è addirittura intervenuto papa Francesco.
«Ho sentito i calci nell’anima. Mi ha fatto male tutto, mi ha fatto male il corpo del ragazzo, mi ha fatto male il cuore di chi lo scalciava», ha scritto il pontefice rispondendo con una lettera a un video che gli era stato inviato da Rodolfo e Carlos Luna, due difensori dei diritti umani argentini residenti in Svezia.
Nelle immagini registrate con un telefonino si vedono gli ultimi istanti di vita di un ragazzo di 18 anni, David Moreira, linciato a Rosario, centro scelto dai narcos messicani di Sinaloa per allargare il business in Argentina.



  • Il video del linciaggio ai danni del 18enne David Moreira (video da YouTube).

L'assenza di sicurezza scatena la rabbia dei cittadini

Il boom di linciaggi ha scatenato in molti la voglia di farsi giustizia da sé, di fronte all’inefficienza delle forze dell’ordine e a un sistema giudiziario che, sostengono quasi tutti i politici, fa acqua da tutte le parti.
Come 'soluzione' ecco allora apparire i cartelli anonimi, ma sempre più diffusi, con su scritto «occhio ladro, se ti prendiamo non vai in commissariato, ti linciamo» oppure «chiunque commetta un crimine sarà giustiziato dal popolo data l’assenza di sicurezza nel Comune».
GIUSTIZIA FAI DA TE. Giustizia fai da te, insomma, come quando a dicembre 2013 a Cordoba i commercianti decisero di armarsi di fucili e pistole per respingere gli assalti di decine di malviventi che, approfittando di uno sciopero della locale polizia, misero a ferro e fuoco la città.
Più recentemente a Buenos Aires solo per merito di Alfredo, guardiano di un edificio nel lussuoso quartiere di Palermo che prima aveva placcato un ladro e poi è stato costretto a proteggerlo, è stato evitato il linciaggio del malvivente da parte di una orda di cittadini inferociti
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Argentina, violenza e narcos nel Paese di Kirchner

Saccheggi. Linciaggi. Il Paese in mano ai signori della droga. La polizia resta inerme. E i cittadini si fanno giustizia da soli.

ALLARME SOCIALE
di Pablo Marzi
Con una delle sue solite frasi a effetto Jorge Lanata, il giornalista investigativo più celebre dell'Argentina ha inquadrato i problemi del Paese di Cristina Fernández Kirchner: «Saccheggi a dicembre, blackout a gennaio, svalutazione del peso a febbraio, sciopero degli insegnanti e scuole chiuse a marzo, linciaggi ad aprile. Peronismo sempre».
Per Lanata, che della corruzione politica ha fatto uno dei suoi principali target d’indagine in Periodismo para todos (Ppt) - il programma che conduce in tivù su Canal 13 e che riprende domenica 13 aprile - i 10 anni dominati dai Kirchner e dalla presidente ribattezzati «la decada ganada» (il decennio vinto) è stato invece perso.
BOOM DI LINCIAGGI. Al di là delle polemiche sulle definizioni, il giornalista ha senza dubbio ragione sui «linchamientos» (i linciaggi): solo nelle ultime due settimane sono stati almeno 12, alcuni dei quali sventati all’ultimo momento per l’intervento di altri cittadini e, assai più raramente, da parte di una polizia che non è nota né per la difesa dei diritti umani né per l’incorruttibilità.
CRESCE LA VIOLENZA. Sempre da almeno un paio di settimane, i linciaggi sono anche al centro del dibattito politico del Paese, sconvolto da una violenza senza precedenti esercitata da cittadini inferociti nei confronti di ladri, aggressori e delinquenti in genere.
Non a caso il governatore della provincia di Buenos Aires, ha lanciato un «piano sicurezza» richiamando in servizio 5 mila agenti che si sono andati ad aggiungere ai 72 mila già mobilitati.
MONITO DI PAPA FRANCESCO. Su un caso di linciaggio, mercoledì 9 aprile, è addirittura intervenuto papa Francesco.
«Ho sentito i calci nell’anima. Mi ha fatto male tutto, mi ha fatto male il corpo del ragazzo, mi ha fatto male il cuore di chi lo scalciava», ha scritto il pontefice rispondendo con una lettera a un video che gli era stato inviato da Rodolfo e Carlos Luna, due difensori dei diritti umani argentini residenti in Svezia.
Nelle immagini registrate con un telefonino si vedono gli ultimi istanti di vita di un ragazzo di 18 anni, David Moreira, linciato a Rosario, centro scelto dai narcos messicani di Sinaloa per allargare il business in Argentina.
  • Il video del linciaggio ai danni del 18enne David Moreira (video da YouTube).

L'assenza di sicurezza scatena la rabbia dei cittadini

Il boom di linciaggi ha scatenato in molti la voglia di farsi giustizia da sé, di fronte all’inefficienza delle forze dell’ordine e a un sistema giudiziario che, sostengono quasi tutti i politici, fa acqua da tutte le parti.
Come 'soluzione' ecco allora apparire i cartelli anonimi, ma sempre più diffusi, con su scritto «occhio ladro, se ti prendiamo non vai in commissariato, ti linciamo» oppure «chiunque commetta un crimine sarà giustiziato dal popolo data l’assenza di sicurezza nel Comune».
GIUSTIZIA FAI DA TE. Giustizia fai da te, insomma, come quando a dicembre 2013 a Cordoba i commercianti decisero di armarsi di fucili e pistole per respingere gli assalti di decine di malviventi che, approfittando di uno sciopero della locale polizia, misero a ferro e fuoco la città.
Più recentemente a Buenos Aires solo per merito di Alfredo, guardiano di un edificio nel lussuoso quartiere di Palermo che prima aveva placcato un ladro e poi è stato costretto a proteggerlo, è stato evitato il linciaggio del malvivente da parte di una orda di cittadini inferociti.
  • La testimonianza di Alberto che ha evitato il linciaggio di un malvivente (video da YouTube).
Alla base della violenza e del conseguente clima da Far West che si respira dopo i recenti linciaggi c’è un’emergenza assolutamente inedita nella storia argentina, quella del narcotraffico.
Il boom della droga sul Rio de la Plata è infatti stato unico al mondo negli ultimi anni, sia per il consumo sia per il transito.
L'ALLARME DELL'ONU. Le statistiche delle Nazioni unite posizionano il Paese, sino al 1990 fuori dal circuito dei narcos, al terzo posto nella graduatoria come principale esportatore di cocaina al mondo. La Ruta 34 (l'autostrada che attraversa il Paese da Nord a Sud e finisce a Rosario), per esempio, è stata ribattezzata «la strada della coca boliviana», mentre l’effetto devastante su un’intera generazione del paco, la terribile droga che crea immediata assuefazione, dal basso prezzo e che sta trascinando moltissimi giovani a lavorare per i narcos, ha fatto lievitare le risorse della criminalità.

A Rosario sono morti 70 giovani al servizio dei narcos

Oggi in Argentina esistono almeno 1.300 piste clandestine per aerei che trasportano illegalmente cocaina e la gioventù delle periferie delle grandi città, le cosiddette «villas miserias», spesso ha poche alternative: per vivere i giovani devono entrare nel giro della droga. Un giro che ha, come corollario, oltre allo spaccio anche il consumo, i furti e una violenza spesso fine a se stessa.
A Rosario, solo nel 2013, sono morti almeno una settantina di ragazzi 'soldato' in una vera e propria guerra tra narcos che non ha nulla da invidiare a quelle messicane.
VESCOVI PREOCCUPATI. Già nel 2013 la Conferenza dei vescovi argentini aveva denunciare che se non si fosse fatto qualcosa «subito e con forza» per combattere il narcotraffico ci sarebbero voluti «molti anni e molto sangue», come in Messico, «per recuperare il tempo perduto».
La situazione argentina, purtroppo, oggi sembra essere a un punto di non ritorno e il fenomeno dei linciaggi e delle 'autodifese cittadine' è solo l’ultimo elemento che accomuna Buenos Aires a Città del Messico.
VERSO IL NARCOS-STATO. A questo punto il timore è che presto l'Argentina si possa trasformare in una sorta di 'narco-Stato', soprattutto per il coinvolgimento di molte polizie locali e di funzionari pubblici, giudici compresi, all’interno di chi gestisce il lucroso mercato delle droghe a Buenos Aires, Rosario e Cordoba.
«Soldi che sovente», ha denunciato il regista e deputato Pino Solanas, «sono usati per finanziare la politica nazionale».
All’appello della Conferenza episcopale argentina, il governo di Kirchner ha risposto nominando addirittura un prete, Juan Carlos Molina, alla guida del Sedronar, l'organismo statale per la prevenzione al consumo di droghe e per combattere il narcotraffico, posto vacante da oltre sei mesi. Una scelta discussa perché Molina è apertamente kirchnerista - fu lui a celebrare i funerali di Néstor - e perché di lotta ai narcos (quella seria, da farsi con l’intelligence e i satelliti) non ha mai avuto nessuna esperienza. E soprattutto, per una frase pronunciata in una radio che ha scatenato un ginepraio di polemiche: «Pablo Escobar era come Robin Hood».
UN PRETE ANTI-DROGA. Se Molina pensava che il fatto di essere un religioso gli avrebbe garantito protezione deve essersi ricreduto già poche ore dopo avere elogiato, seppur indirettamente, l’ex boss del cartello di Medellín perché - oltre alle reazioni dei politici dell'opposizione che hanno definito le sue parole «una vergogna», visto che «Escobar era un delinquente assassino» - è stato criticato duramente anche da Guillermo Marcó, l’ex portavoce di Jorge Mario Bergoglio a Buenos Aires, che ha messo in dubbio le sue capacità per guidare il Sedronar.
Il futuro dell'Argentina sembra sempre più complicato.
Lunedì, 14 Aprile 2014
(Lettera 43)

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