Di Gabriella Tesoro
In barba alle disposizioni internazionali, in Siria si continuano a usare armi chimiche.
Uno degli ultimi attacchi è avvenuto il 21 aprile a Telminees, dove una bomba ha spigionato gas "che odorava fortemente di cloro" come ha raccontato un testimone. Tra le 200 e le 300 persone sono finite all'ospedale con bruciature alle vie respiratorie, difficoltà a respirare e irritazione agli occhi. I pazienti che hanno riscontrato i danni peggiori sono stati trasportati in Turchia, dove, tra l'altro, sono morti due bambini.
Insomma, anche se Damasco ha consegnato il 92,5 per cento delle armi chimiche, continua a usare questo tipo di armamenti contro la sua stessa popolazione, ma stavolta non utilizza il gas sarin, bensì il cloro, che essendo un prodotto anche di uso quotidiano non è stato posto sotto il controllo internazionale. Tuttavia, l'utilizzo del cloro contro esseri umani è formalmente vietato dalla Convenzione sulle armi chimiche a cui la Siria aderisce.
In totale, si stima che almeno dieci attacchi con il gas siano stati effettuati a partire dal 10 aprile tra le zone di confine delle province di Idlib e Hama. La regione è un campo di battaglia che viene costantemente trascurato dall'attenzione internazionale sia perché è difficile da raggiungere, sia perché non ci sono grandi città particolarmente importanti. Ma Damasco la vuole e sta usando tutte le armi in possesso per averla, cloro compreso. Le bombe vengono sganciate dagli aerei che volato a un'altezza di quattro chilometri per non essere colpiti dai ribelli, ma questo rende i lanci estremamente imprecisi. Ed ecco dunque che colpiscono la popolazione civile.
Nel villaggio di Al-Tamana'a oltre 100 persone sono finite in ospedale per due attacchi con bombe al cloro avvenuti il 12 e il 18 aprile. Il peggio però è toccato al piccolo villaggio di Kfar Zeita, che prima della guerra contava 25mila abitanti, mentre oggi è una città fantasma. La prima bomba contro il villaggio è stata sganciata il 10 aprile, ma non ci sono stati feriti. "Forse era un test" dice un medico del Paese. La seconda bomba è arrivata il giorno dopo ed è esplosa a 400 metri dall'ospedale, scatenando una grande nube gialla che è presto ricaduta sulle case. Dopo pochi minuti c'è stato il primo morto. Il 12, 16, 18 e 26 aprile ci sono stati altri bombardamenti.
Il regime cerca di sviare le informazioni. Il 12 aprile ha diramato una notizia secondo cui il Fronte al- Nusra, la sezione dei ribelli affiliata ad al-Qaida, ha fatto esplodere ordigni al cloro, ma è ormai risaputo che i ribelli non hanno elicotteri in grado di trasportare a un'altitudine così elevata bombe che pesano mezza tonnellata.
Il problema principale è che gli attacchi al cloro sono difficili da dimostrare e non lasciano alcuna traccia specifica, al contrario del sarin. Tuttavia, è prevista un'indagine da parte dell'OPAC per fare luce sugli eventi e Damasco ha ufficialmente accettato le ispezioni. Se non fosse che le aree concesse all'esame degli esperti sono tutte sotto il controllo del regime e, ovviamente, non sono state attaccate con bombe al cloro.
(International Business Times)

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