Di Luca Lampugnani
Che il conflitto siriano abbia attratto dal 2011 numerosi militanti stranieri non è certo una novità. Persone provenienti da tutta la regione mediorientale, così come dall'Europa o dagli Stati Uniti, in continuazione raggiungono Damasco per unirsi alle forze pro o anti-Assad, in particolar modo ai gruppi terroristi 'infiltrati' tra i ribelli della guerra civile. Ciò che colpisce, però, è l'incidenza che questi militanti hanno sul dilagare di attentati suicidi che stanno coinvolgendo tanto la Siria quanto l'Iraq - si parla di migliaia di militanti stranieri presenti in entrambi i Paesi -, fronte quest'ultimo tornato ad un livello di violenza che non si registrava da anni.
Secondo alcuni funzionari dell'Intelligence USA, come riporta Reuters, il numero di attacchi kamikaze in tutto l'Iraq è infatti drasticamente aumentato negli ultimi mesi, toccando picchi simili, se non pari, a quelli del 2006-2007. Ovviamente reperire dati in questo senso è tutt'altro che facile, e in molti casi le ricerche si basano sulle notizie che gli stessi gruppi terroristi postano sul web. Tra marzo e aprile, ad esempio, sono almeno 14 i cittadini tunisini che si sono fatti esplodere in zone diverse del Paese, mentre non mancano attacchi kamikaze da parte di militanti provenienti dall'Arabia Saudita, dalla Giordania, dall'Egitto, dal Marocco, dal Tagikistan e dalla Danimarca. E ancora, secondo un rapporto degli 007 d'Olanda, almeno un olandese si sarebbe fatto esplodere nello stesso periodo.
Per quanto riguarda la Siria, la situazione è pressoché identica. Il più recente attacco kamikaze di cui si ha notizia risale ai primi di febbraio, quando un militante straniero, camionista quarantunenne britannico e di origini pakistane, si è fatto saltare nei pressi di una prigione. Ovviamente, come per il caso iracheno, anche a Damasco reperire dati precisi non è cosa facile. Ciò che è sicuramente certo, però, è l'incredibile presenza di stranieri nella guerra civile. Quest'ultima, fatta eccezione per i primi mesi, ha assunto fin da subito una dimensione regionale, diventando campo di battaglia tra (ma non solo) tra Arabia Saudita e Iran, a sottolineare una sfida interna tra sunniti e sciiti per il controllo del Medio Oriente. Proprio da qui arrivano la maggior parte dei militanti, anche se non mancano esempi di cittadini provenienti dalla Bosnia, dalla Cecenia, dall'Inghilterra e dal nord America. Secondo recenti stime, infatti, le persone che raggiungono il conflitto siriano da Londra sono all'incirca 400, mentre sarebbero poco meno di 100 quelle provenienti da Stati Uniti e Canada.
La maggior parte di questi cittadini, come già specificato, si unisce a gruppi terroristi. A raccogliere più 'affiliazioni' sono certamente al-Nusra, qaedista e tra le principali forze ribelli in Siria, e lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, formazione recentemente rinnegata da Al Qaeda che agisce sia a Damasco che a Baghdad. Quest'ultima, in confitto con al-Nusra in Siria, è strettamente collegabile alla crescente violenza in Iraq, dove il controllo terrorista coinvolge alcune delle regioni più vaste del Paese.

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