Le bombe o munizioni a grappolo, bandite dal diritto internazionale attraverso la Convenzione sulle Munizioni a Grappolo del 2008, oltre a colpire senza distinzione in un ampio raggio d’azione, rilasciano prima dell’impatto o in seguito numerosi ordigni che rimangono nel territorio inesplosi e possono quindi causare per lungo tempo gravi conseguenze alla popolazione civile. Tra i Paesi firmatari della convenzione (in totale 108, di cui 84 per ora l’hanno ratificata, tra queste l’Italia) non risultano la Siria, ma neanche gli Stati Uniti, la Russia e la Cina. Secondo Human Rights Watch l’esercito siriano ha cominciato a lanciare varie tipologie di questi ordigni dal 2012, molte di essi sono di produzione sovietica .
bombe barile Secondo la Commissione d’Inchiesta ONU, l’esercito siriano ha utilizzato bombe barile a partire dall’agosto 2012 con un attacco alle città di Homs e al-Qusayr e dal 20 gennaio 2014 ha dato il via a numerosi bombardamenti di questo tipo in varie zone, in particolare nella città di Aleppo. Questi ordigni molto economici da produrre sono dei contenitori pieni di esplosivi, scarti e rottami metallici, materiali incendiari, che al loro impatto, oltre all’effetto bomba, sono in grado di creare grossi danni ad edifici e postazioni, sparando schegge metalliche che possono colpire come proiettili chiunque si trovi nei paraggi. Essendo un’arma che non può distinguere l’obiettivo che colpisce, l’utilizzo che l’esercito siriano ne sta facendo lanciandole nei centri abitati è totalmente bandito dal diritto internazionale.


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