martedì 3 dicembre 2013

Siria, avvocati: prove per incriminare Assad Giallo sulle suore rapite a Malula...


Legali siriani per i diritti umani lavorano alla raccolta di prove per l'incriminazione del presidente come autore di crimini di guerra e contro l'umanità. Gli stessi giuristi confessano che il lavoro di documentazione è molto complesso e "irto di insidie". Intanto non si hanno ancora notizie certe sulla sorte delle dodici suore ortodosse di nazionalità siriana e libanese prelevate e portate verso una località sconosciuta da ribelli jihadisti che avevano fatto irruzione nel convento a Malula...


Il giorno dopo l'annuncio dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (Unhcr), Navy Pillay, secondo il quale un'inchiesta fatta dal suo ufficio ha prodotto le prove che Assad ha autorizzato "crimini di guerra e contro l'umanità" nella repressione e nella guerra in corso, alcuni avvocati siriani, impegnati da anni nella difesa di dissidenti e detenuti politici, hanno confermato che "lavorano alla raccolta di prove da usare in sede giudiziaria contro Assad e i suoi alleati al potere".
Interpellato telefonicamente dall'Ansa, uno degli avvocati basato a Damasco - a condizione di mantenere il suo anonimato per timore di rappresaglie del regime contro di lui e i suoi familiari - ha però confessato che "il lavoro di documentazione è molto complesso. Si tratta di un'azione irta di insidie, prima di tutto politiche".
"Da decenni il regime commette crimini contro i siriani. E noi da anni lavoriamo alla documentazione - afferma il legale, arrestato più volte negli ultimi dieci anni - Ma è un lavoro clandestino, spesso incompleto, che si scontra con un muro di gomma innalzato non solo dall'assenza di documenti scritti, ma anche dal timore che molte vittime hanno di sottoscrivere testimonianze valide in tribunale".
Un altro avvocato, che attualmente segue il caso di un collega finito nelle carceri sotterranee di uno dei quattro organi di repressione del regime, assicura di avere "a disposizione materiale che documenta centinaia di violazioni dei diritti umani da parte del regime. E questo ben prima della primavera 2011", la data convenzionale dello scoppio delle proteste pacifiche subito represse con la forza dal regime e trasformatesi in seguito in un conflitto dalle dimensioni regionali.
Intanto l'agenzia Onu per l'infanzia (Unicef) ha oggi annunciato che è praticamente quadruplicato dall'inverno scorso il numero di bambini che hanno bisogno di assistenza umanitaria in Siria: i minori in "situazione di vulnerabilità" all'interno del Paese in guerra sono infatti 4,3 milioni contro gli 1,15 milioni del dicembre dell'anno scorso. Nel frattempo, sono dodici le suore tenute in ostaggio dai ribelli jihadisti in Siria, che le hanno rapite ieri dal monastero di Santa Tecla a Malula e le hanno trasferite in un altro nella vicina città di Yabroud. Lo fa sapere la madre superiora Febronia Nabhan del convento di Saidnaya, a circa 30 chilometri da Damasco, precisando che con loro sono trattenute altre tre donne. Ha spiegato che la madre superiora Pelagia Sayaf l'ha chiamata ieri sera per farle sapere che tutte stanno bene.
Ieri l'agenzia di stampa siriana Sana aveva dato la notizia che sei suore erano state prese in ostaggio ed erano trattenute nel monastero di Malula. I ribelli siriani hanno preso il controllo di parte della città cristiana, dopo tre giorni di combattimenti.
L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha dichiarato che il "destino delle suore al convento di Santa Tecla a Malula è sconosciuto". Ha precisato che ci sono notizie contrastanti sulla loro sorte, sul fatto che siano state portate in una località vicina. Ha precisato tuttavia di aver ricevuto che le dicono "ancora vive". Il ministero degli Esteri siriano ha intanto chiesto al segretario generale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon, e al Consiglio di sicurezza, di condannare il sequestro. "La Siria sta affrontando una barbara guerra lanciata dagli estremisti, gang che prendono di mira il presente e il futuro del Paese".
Il patriarca greco-ortodosso di Antiochia, il siriano John Yazigi, ha lanciato un appello per il rapido rilascio delle suore. "Ci appelliamo al seme della coscienza che Dio ha impiantato in tutti gli esseri umani, compresi i rapitori, per rilasciare le nostre sorelle in sicurezza", ha detto Yazigi. "Invitiamo la comunità internazionale e i governi del mondo a contribuire al rilascio in sicurezza delle suore del convento di Santa Tecla e degli orfani che sono trattenuti da ieri", ha proseguito il patriarca, non precisando però quante siano le religiose rapite.
L'ambasciatore palestinese in Spagna, Musa Amer Odeh, si è offerto in ostaggio in cambio delle 12 religiose. "Come ambasciatore palestinese, che rappresenta la Terra Santa, sono disposto a recarmi in Siria per essere scambiato con i sequestrati e anche a sacrificare la mia vita per le suore, fra le quali la madre superiore Pelagia Sayaf e due monache, Yohanna Ibrahim e Bulos Yaziri, già sequestrate in precedenza", ha detto Odeh in una conferenza stampa a Madrid. Il diplomatico ha auspicato che la sua voce "arrivi ai sequestratori", ai quali ha fatto appello "a rispettare l'integrità  e la vita" delle religiose.
E nella capitale siriana un attentatore suicida, secondo quanto riportano i media del regime, si è fatto esplodere nel quartiere di Jisr al Abyad all'ingresso di un edificio governativo, uccidendo tre militari e una donna e ferendo altre 17 persone....
(RaiGiornaleradio)

Nessun commento:

Posta un commento