Di Luca Lampugnani
Come contagiati da una febbre per cui ancora non si conosce cura, sono sempre di più i giovani francesi che lasciano il loro Paese per unirsi ai gruppi dell'estremismo islamico tra l'Iraq e la Siria. A maggio, stando ai dati forniti dal ministero degli Esteri di Parigi, il numero dei wanna-be jihadist (aspirati combattenti della Jihad) si aggirava tra i 500 e i 700. Oggi, all'incirca sei mesi dopo, quel numero ha continuato e continua a crescere, attestandosi attualmente oltre i 1000. La Francia, in tal senso, è il Paese europeo da cui proviene il maggior numero di 'foreign fighters'.
Chi sono?
In un primo momento, quando già si registrava un'impennata dei viaggi verso la Siria e l'Iraq da parte di numerosi cittadini francesi - e non solo - , l'identikit dell'aspirante jihadista era piuttosto definito: maschio, giovane, nato e cresciuto nel degrado delle periferie, musulmano di seconda o terza generazione e indottrinato all'estremismo attraverso i social network. Più recentemente, report e studi hanno ampiamente dimostrato che alcune delle iniziali certezze sono ormai solo un vago ricordo.
A raggiungere i gruppi dell'estremismo - in particolar modo lo Stato Islamico e il Fronte al-Nusra - sono infatti anche interi nuclei famigliari, compresi neonati e bambini. E a cadere nella trappola della propaganda jihadista on-line sono anche donne, giovani e giovanissime ragazze, molte delle quali provengono da famiglie della classe media, lontane dal disagio sociale e della più disparata e varia fede religiosa.
Si tratta a tutti gli effetti di figli e figlie della Francia, chi con genitori cristiani, chi con genitori atei, chi con genitori ebrei. Uniti, ad un certo punto della loro vita, da una determinazione senza pari di raggiungere quei territori che quotidianamente occupano intere pagine dei giornali, di combattere per la Jihad o di sentirsi parte di qualcosa che probabilmente non comprendono fino in fondo, annebbiati dai fumi dell'onnipresente propaganda attraverso la Rete e i social network.
È il caso ad esempio di Sahra, oggi 17enne, fuggita dalla Francia per raggiungere la Siria l'11 marzo del 2014. Stando a quanto raccontato dai genitori al settimanale tedesco Der Spiegel - la madre atea, il padre musulmano non praticante -, la loro giovane figlia ha ultimato la sua conversione ormai due anni fa, quando era solo 15enne. Il giorno che è scomparsa, come ogni mattina era stata accompagnata alla stazione dei treni per raggiungere Carcassonne, nel Sud-Est del Paese, dove Sahra andava a scuola. La ragazza non è mai rientrata a casa, e la denuncia dei genitori alla polizia la sera stessa ha portato a galla le immagini delle telecamere di sorveglianza della stazione ferroviaria e, in seguito, dell'aeroporto, dove Sahra aveva preso un volo per la Turchia. Due giorni dopo, chiamando da un numero sconosciuto sul cellulare della madre, la giovane ragazza si è messa in contatto con la famiglia: "Ho sposato Farid, un combattente. Ha 25 anni e viene dalla Tunisia".
Ancora, storia che è stata recentemente riportata dalla CNN, un altro esempio dell'influenza jihadista sui giovani francesi riguarda Nicolas, un 30enne di Tolosa morto in Siria. La madre, atea, raccontava al network USA che il figlio si era convertito all'Islam ormai nel 2010, divenendo via via sempre più convinto della propria scelta. Tre anni più tardi, nel marzo del 2013, con la scusa di un viaggio in Thailandia con alcuni amici, Nicolas e il suo fratellastro (stesso padre) sono partiti alla volta della Siria, senza fare più ritorno in Francia. Jean-Daniel, 22 anni, fratellastro di Nicolas, è morto poco tempo dopo durante alcuni combattimenti. Nicolas, al contrario, dopo aver contattato la madre e avergli spiegato che "il mio posto è qui, a lottare contro Bashar al-Assad", durante una delle sue regolari telefonate alla donna disse che, nel caso gli fosse successo qualcosa, avrebbe ricevuto una comunicazione. Il 2 gennaio del 2014 un sms è arrivato al cellulare della madre: "Tuo figlio ha commesso un attentato suicida in un villaggio nei pressi di Homs (Siria) occupato dal nemico. Che possa essere accettato da Dio come un martire".
Come funziona la propaganda e perché colpisce (soprattutto) i giovani
Secondo Dounia Bouzar, antropologa specializzata in religione ed esperta di radicalizzazione, con un libro sul tema già pubblicato nel 2006, "i giovani sono stati deliberatamente presi di mira, ragazzi e ragazze, ognuno per scopi diversi". Il modus operandi per l'indottrinamento, spiega ancora quest'ultima, non è particolarmente diverso da quello utilizzato da sette o da altri gruppi anche lontani dall'estremismo religioso.
Si procede, sostanzialmente, con un lavaggio del cervello: attraverso internet e i social network i ragazzi (presi in un'età non semplice, dove è fin troppo facile sentirsi emarginati e distanti) vengono spinti da un accurato lavoro propagandistico a tagliare i ponti con la loro identità, con il loro mondo e la loro famiglia. Vengono utilizzati video e immagini di presunte cospirazioni, di omicidi brutali e di altre violenze tra le più disparate, così da convincere la vittima che tutto il mondo è un posto cattivo fatta eccezione per il gruppo che lo sta indottrinando. In questo modo, ad un soggetto fragile e confuso viene data una sorta di nuova identità, di appartenenza e di realizzazione sociale.
A questo punto, però, le strade si dividono, differenziandosi tra maschi e femmine. Quest'ultime, stando a Bouzar, vengono indottrinate e radicalizzate facendo leva su un forte sentimento umanitario, tanto che molte delle giovani che raggiungono l'Iraq e la Siria sono (o meglio erano) aspiranti lavoratrici nel mondo del sociale. Una volta agganciate su Facebook, Twiter o su altri social network, gli esperti dei vari gruppi instaurano un rapporto di fiducia con queste ragazze, mantenendo in un primo momento il discorso lontano dalla religione. Le "sorelle di spirito", come sono definite le persone che reclutano donne e giovani ragazze all'estremismo, mostrano loro infatti immagini di bambini uccisi e trucidati dal regime di Damasco, oppure dagli interventi militari dell'Occidente nel Medio Oriente. In questo modo riescono a fare breccia, a creare un varco dove seminare in seguito l'estremizzazione a sfondo religioso. Ovviamente, spiega ancora Bouzar, "non è l'Islam che viene loro comunicato e trasmesso", bensì la religione islamica viene sfruttata per far si che le vittime dell'indottrinamento siano portate a credere che le azioni dell'uno o dell'altro gruppo estremista siano supportate da Dio, descritte e quindi assunte come divine.
Al contrario, per i ragazzi l'iter si semplifica. I reclutatori, dopo aver effettuato un primo lavaggio del cervello volto a screditare in toto l'Occidente e la sua malvagità, procedono con un azione propagandistica votata alla 'cavalleria'. In sostanza, i combattenti e il combattimento contro i nemici "infedeli" - anche qui il lo stravolto carattere religioso arriva solo dopo, ultimo collante per destabilizzare e creare nuove identità - diventa pura nobiltà, gesto quasi doveroso affinché un domani il mondo sia un posto migliore.
Cosa sta facendo la Francia per arginare il fenomeno?
Innanzitutto bisogna specificare che i governi e i Paesi che sono più afflitti dalla presenza di 'foreign fighters' si stanno confrontando con un nemico pressoché nuovo. La radicalizzazione degli individui, in precedenza per lo più riservata a musulmani e soprattutto caratterizzata da luoghi fisici, come moschee, oggi avviene attraverso mezzi più liquidi, difficili da scovare ed eliminare. Tuttavia, alcuni provvedimenti sono già stati presi nel tentativo di porre un freno ad un fenomeno che sta preoccupando sempre di più, soprattutto per quanto riguarda l'eventuale ritorno in patria del combattente.
Tornando però in Francia, dove fino a questo momento ci siamo concentrati, il governo di Parigi sta tentando di rispondere con numerose misure all'allarme. Ovviamente è stata aumentata l'attenzione al web, costantemente sotto controllo. Ancora, tramite iniziativa del ministero dell'Interno, molti studiosi ed esperti del fenomeno sono attivi su internet, sui social network e anche telefonicamente per aiutare, consigliare e monitorare il più possibile la situazione.
In ultimo, approvata il 4 novembre, il Senato francese ha dato il suo ultimo via libera ad una legge che inasprisce le misure contro coloro che sono sospettati di voler raggiungere Siria e Iraq come combattenti o aspiranti jihadisti. In tal senso, se già in precedenza era possibile bloccare i passaporti, con la nuova norma le forze dell'ordine saranno autorizzate a sequestrare anche le carte di identità. Entrambi i documenti potranno essere trattenuti fino a sei mesi, periodo prolungabile sulla base di prove concrete fino a due anni.
(International Business Times)

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