Da lunedì 13 ottobre, l'Italia non sarà più un Paese di transito di profughi. Quello che il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, ha chiamato un «grande successo» della presidenza italiana dell'Unione europea è di fatto la fine dei corridoi umanitari creati informalmente negli ultimi mesi a causa dell'emergenza siriana.
STRETTA ALLA FRONTIERA. I ministri dell'Ue hanno accettato di investire 2,9 milioni di euro nell'operazione Triton che andrà a sostituire gradualmente Mare Nostrum. Non significa che i salvataggi saranno aumentati, ma che con l'arrivo dell'inverno l'Ue si concentrerà sul controllo delle frontiere di terra con un'operazione che costa tre volte meno di quella italiana.
Fino al 26 ottobre le forze di polizia di tutti i Paesi dell'Unione, sotto il coordinamento del Viminale, devono quindi identificare i migranti lungo le rotte di passaggio e le frontiere calde del Vecchio continente.
L'Italia si è impegnata a mettere a tacere le polemiche di alcuni Paesi europei, come Austria e Germania, che lamentano la linea morbida di Roma sul transito dei migranti.
L'obiettivo dichiarato è quello di schedare i clandestini, rilevare le impronte digitali, fotosegnarli e raccogliere tutte le informazioni necessarie per individuare le strade della loro tratta, cosa che teoricamente è già prevista dalle attuali normative e quindi non dovrebbe richiedere nessuna svolta.
PROFUGHI BLOCCATI IN ITALIA. Ma finora il nostro Paese, sottoposto alla forte pressione degli sbarchi, aveva dato priorità agli screening sanitari rispetto all'identificazione. Cioè, spiega chi lavora sul campo, il primo contatto non prevedeva il rilevamento delle impronte ma esami medici, poi lo straniero veniva trasferito nelle strutture di prima accoglienza e schedato dalla questura.
Mos Maiorum, l'operazione europea di schedatura di tutti i migranti, non aggiunge informazioni a quelle che la polizia dovrebbe avere già.
La schedatura implica però che i richiedenti asilo debbano presentare richiesta nello Stato in cui viengono identificati. Con tutta probabilità, quindi, la conseguenza di Mos Maiorum sarà bloccare in Italia tutti i profughi diretti all'estero, provenienti soprattutto dalla Siria, stoppando il movimento interno all'Ue come previsto dal regolamento di Dublino e mettendo fine ai corridoi umanitari che l'Agenzia per i diritti europei fondamentali indica da mesi come risposta adeguata alle stragi nel Mediterraneo e ai flussi in arrivo dalle zone di conflitto.
STRETTA ALLA FRONTIERA. I ministri dell'Ue hanno accettato di investire 2,9 milioni di euro nell'operazione Triton che andrà a sostituire gradualmente Mare Nostrum. Non significa che i salvataggi saranno aumentati, ma che con l'arrivo dell'inverno l'Ue si concentrerà sul controllo delle frontiere di terra con un'operazione che costa tre volte meno di quella italiana.
Fino al 26 ottobre le forze di polizia di tutti i Paesi dell'Unione, sotto il coordinamento del Viminale, devono quindi identificare i migranti lungo le rotte di passaggio e le frontiere calde del Vecchio continente.
L'Italia si è impegnata a mettere a tacere le polemiche di alcuni Paesi europei, come Austria e Germania, che lamentano la linea morbida di Roma sul transito dei migranti.
L'obiettivo dichiarato è quello di schedare i clandestini, rilevare le impronte digitali, fotosegnarli e raccogliere tutte le informazioni necessarie per individuare le strade della loro tratta, cosa che teoricamente è già prevista dalle attuali normative e quindi non dovrebbe richiedere nessuna svolta.
PROFUGHI BLOCCATI IN ITALIA. Ma finora il nostro Paese, sottoposto alla forte pressione degli sbarchi, aveva dato priorità agli screening sanitari rispetto all'identificazione. Cioè, spiega chi lavora sul campo, il primo contatto non prevedeva il rilevamento delle impronte ma esami medici, poi lo straniero veniva trasferito nelle strutture di prima accoglienza e schedato dalla questura.
Mos Maiorum, l'operazione europea di schedatura di tutti i migranti, non aggiunge informazioni a quelle che la polizia dovrebbe avere già.
La schedatura implica però che i richiedenti asilo debbano presentare richiesta nello Stato in cui viengono identificati. Con tutta probabilità, quindi, la conseguenza di Mos Maiorum sarà bloccare in Italia tutti i profughi diretti all'estero, provenienti soprattutto dalla Siria, stoppando il movimento interno all'Ue come previsto dal regolamento di Dublino e mettendo fine ai corridoi umanitari che l'Agenzia per i diritti europei fondamentali indica da mesi come risposta adeguata alle stragi nel Mediterraneo e ai flussi in arrivo dalle zone di conflitto.
«Passiamo da Mare Nostrum a Mos Maiorum e l'accento è ben diverso»
L'operazione, scelta dall'Italia per mostrarsi affidabile di fronte ai partner Ue, non è semplicemente una grande retata contro gli immigrati clandestini.
Nella maggioranza dei casi coloro che vengono chiamati 'clandestini' sono profughi decisi a chiedere asilo. L'Italia ha un numero di richieste di protezione internazionale minore di altri Paesi Ue. Secondo i dati Eurostat, nei primi quattro mesi del 2014 la Germania è stato il Paese che ha ricevuto più domande di asilo, circa 15.220, praticamente un terzo del totale delle richieste. Nello stesso periodo nostro Paese, con Lettonia e Bulgaria, ha visto le domande triplicare. Ma, anche nel 2013, la Germania aveva registrato il maggior numero di domande (127mila), seguita da Francia e Svezia, la nazione europea con il maggior numero di rifugiati rispetto alla popolazione.
SIRIANI PRIMI TRA I RIFUGIATI. Nel 2014 i richiedenti asilo in Italia sono stati principalmente i siriani (uno su cinque) e la Siria è anche tra i primi tre Paesi di origine dei rifugiati in ben 19 Paesi Ue. La svolta decisa dal Viminale, secondo quanto risulta ai volontari che si occupano dei profughi, ha già avuto conseguenze: al centro di accoglienza di Crotone un centinaio di siriani ha iniziato lo sciopero della fame, in protesta contro le forze dell'ordine che han preso loro le impronte digitali a forza.
Quattro eurodeputate del partito democratico, Silvia Costa, Cécile Kyenge, Elly Schlein e Patrizia Toia, hanno chiesto ufficialmente che il Parlamento europeo venga informato sulle modalità e i risultati del piano.
ARMONIZZARE L'ACCOGLIENZA. I profughi scelgono soprattutto Paesi del Nord Europa per i servizi di accoglienza che possono mettere loro a disposizione. Le direttive Ue, in particolare quella 33 di giugno 2013 da recepire entro luglio 2015, hanno cercato di armonizzare procedure e strutture nei diversi Stati membri. Ma le differenze rimangono e alcuni richiedenti asilo che hanno fatto ricorso contro la decisione di essere riportati in Italia se lo sono visti accogliere proprio sulla base del divario.
Inoltre, per molti profughi che vogliono raggiungere altre nazioni Ue, essere schedati nel Paese di transito significa non poter raggiungere parenti e reti di sostegno. Le norme sull'asilo prevedono infatti che il rifugiato che si vede accogliere la domanda ottenga un permesso di soggiorno di cinque anni valido nello Stato in cui il profugo è stato registrato. Può chiedere asilo in un altro Paese solo chi ha all'estero parenti di primo grado, ma chi proviene da nazioni in guerra o ha dovuto attraversare deserto e mare spesso ha perso parte della famiglia e non ha altri a cui appoggiarsi.
CONTRACCOLPO SUI PRESIDI SANITARI? Alcune associazioni sanitarie e organizzazioni non governative stanno cercando di capire quali effetti avrà la stretta sulla loro opera di assistenza. Tra loro anche l'Associazione culturale pediatri (Acp) che organizza alla Stazione centrale di Milano un presidio per l'accoglienza dei siriani in fuga dal conflitto e Save the children che gestisce una rete di presidi sanitari alle frontiere, comprese quelle dell'Italia meridionale.
Per ora dall'ufficio legale dell'Ong non hanno informazioni certe: «Dovremo sicuramente informarli che potranno essere fotosegnalati», spiegano. Il timore è che l'operazione faccia diminuire il numero di migranti che si presentano agli screening e ai presidi. E non sono pochi: solo nell'ultima settimana 650 stranieri di cui 77 bambini. «Passiamo da Mare Nostrum a Mos Maiorum (il costume dei padri, ndr)», dicono dalla ong «resta il latino, ma l'accento è molto diverso».
Nella maggioranza dei casi coloro che vengono chiamati 'clandestini' sono profughi decisi a chiedere asilo. L'Italia ha un numero di richieste di protezione internazionale minore di altri Paesi Ue. Secondo i dati Eurostat, nei primi quattro mesi del 2014 la Germania è stato il Paese che ha ricevuto più domande di asilo, circa 15.220, praticamente un terzo del totale delle richieste. Nello stesso periodo nostro Paese, con Lettonia e Bulgaria, ha visto le domande triplicare. Ma, anche nel 2013, la Germania aveva registrato il maggior numero di domande (127mila), seguita da Francia e Svezia, la nazione europea con il maggior numero di rifugiati rispetto alla popolazione.
SIRIANI PRIMI TRA I RIFUGIATI. Nel 2014 i richiedenti asilo in Italia sono stati principalmente i siriani (uno su cinque) e la Siria è anche tra i primi tre Paesi di origine dei rifugiati in ben 19 Paesi Ue. La svolta decisa dal Viminale, secondo quanto risulta ai volontari che si occupano dei profughi, ha già avuto conseguenze: al centro di accoglienza di Crotone un centinaio di siriani ha iniziato lo sciopero della fame, in protesta contro le forze dell'ordine che han preso loro le impronte digitali a forza.
Quattro eurodeputate del partito democratico, Silvia Costa, Cécile Kyenge, Elly Schlein e Patrizia Toia, hanno chiesto ufficialmente che il Parlamento europeo venga informato sulle modalità e i risultati del piano.
ARMONIZZARE L'ACCOGLIENZA. I profughi scelgono soprattutto Paesi del Nord Europa per i servizi di accoglienza che possono mettere loro a disposizione. Le direttive Ue, in particolare quella 33 di giugno 2013 da recepire entro luglio 2015, hanno cercato di armonizzare procedure e strutture nei diversi Stati membri. Ma le differenze rimangono e alcuni richiedenti asilo che hanno fatto ricorso contro la decisione di essere riportati in Italia se lo sono visti accogliere proprio sulla base del divario.
Inoltre, per molti profughi che vogliono raggiungere altre nazioni Ue, essere schedati nel Paese di transito significa non poter raggiungere parenti e reti di sostegno. Le norme sull'asilo prevedono infatti che il rifugiato che si vede accogliere la domanda ottenga un permesso di soggiorno di cinque anni valido nello Stato in cui il profugo è stato registrato. Può chiedere asilo in un altro Paese solo chi ha all'estero parenti di primo grado, ma chi proviene da nazioni in guerra o ha dovuto attraversare deserto e mare spesso ha perso parte della famiglia e non ha altri a cui appoggiarsi.
CONTRACCOLPO SUI PRESIDI SANITARI? Alcune associazioni sanitarie e organizzazioni non governative stanno cercando di capire quali effetti avrà la stretta sulla loro opera di assistenza. Tra loro anche l'Associazione culturale pediatri (Acp) che organizza alla Stazione centrale di Milano un presidio per l'accoglienza dei siriani in fuga dal conflitto e Save the children che gestisce una rete di presidi sanitari alle frontiere, comprese quelle dell'Italia meridionale.
Per ora dall'ufficio legale dell'Ong non hanno informazioni certe: «Dovremo sicuramente informarli che potranno essere fotosegnalati», spiegano. Il timore è che l'operazione faccia diminuire il numero di migranti che si presentano agli screening e ai presidi. E non sono pochi: solo nell'ultima settimana 650 stranieri di cui 77 bambini. «Passiamo da Mare Nostrum a Mos Maiorum (il costume dei padri, ndr)», dicono dalla ong «resta il latino, ma l'accento è molto diverso».
(Lettera 43)


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