La Cia ha aggiornato le stime sui miliziani comandati dal Califfo Ibrahim.
L’esercito dello Stato islamico è più nutrito di quanto si pensasse inizialmente. La Cia ha infatti rivelato che i jihadisti sono compresi tra un minimo di 20mila a un massimo di 31mila unità. Insomma, una cifra nettamente superiore rispetto ai 10mila guerriglieri stimati nei mesi scorsi.
Il fascino del Califfato di Abu Bakr al Baghdadi ha probabilmente favorito il reclutamento di nuovi miliziani da tutto il mondo, ma in particolare in Iraq e in Siria, dove l’Isis governa ampie aree (nella mappa sono indicate le zone controllate dal Califfo).
Il discorso del presidente statunitense, Barack Obama, ha formalmente aperto la guerra all’Isis, peraltro creando qualche tensione internazionale. La Russia e l’Iran hanno parlato di “aggressione” unilaterale di Washington, nel caso di un intervento in Siria, senza il via libera delle Nazioni Unite e l’accordo con il regime di Damasco. Uno scenario che riabiliterebbe il presidente Bashar Assad.Il bilancio in Iraq è già di 150 interventi aerei americani durante gli scontri tra combattenti dell’Isis e i peshmerga curdi, supportati anche dall’esercito regolare iracheno che sembra rianimato dall’intervento esterno. Secondo alcune testimonianze (qui l’articolo che lo racconta), peraltro, le forze militari d’élite statunitensi sarebbero state già dislocare sul territorio. La Casa Bianca ha però smentito, spiegando che sono stati inviati solo dei consiglieri per attuare strategie militari più efficaci.
Di certo l’intervento dell’aviazione di Washington ha impedito che l’Isis conquistasse Erbil, la capitale curda, compiendo la strage delle minoranze religiose come quelle degli yazidi e delle comunità cristiane presenti in Iraq.
Per questo motivo lo Stato islamico ha reagito con le brutali uccisioni dei reporterJames Foley e Steven Sotloff.
(Il Journal)

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