Corruzione. Miseria. E odio anti-bianchi. Com'è cambiato il Sudafrica dell'Anc. Che rischia il flop nel voto del 7 maggio.
VERSO LE URNE
Le prime elezioni senza Madiba. È indubbiamente questo il primo motivo di distinzione del voto del 7 maggio in Sudafrica, rispetto a quelli che l'anno preceduto.
Nelson Mandela, che se n'è andato il 5 dicembre 2013, non era più da tempo parte della politica attiva del suo Paese, ma la sua figura non ha mai smesso di incombere sulla ritrovata democrazia sudafricana.
VENT'ANNI DI ANC. La sua icona non è scomparsa, naturalmente, nemmeno ora. Ma l'immagine del leader del movimento che portò alla fine dell'apartheid nel 1994 non è mai stata così lontana dalla realtà del Sudafrica che ha liberato.
A partire dal suo partito, quell'African national congress (Anc) che ha cominciato con lui a guidare il Paese e non ha più smesso. Stando a tutti i sondaggi, però, la perdita di popolarità appena intravista nel 2009 questa volta rischia di essere una vera e propria emorragia.
NEL 2004 SFIORATO IL 70%. Dalle prime elezioni libere in poi, l'Anc ha sempre goduto di percentuali superiori al 60% dei consensi. Cinque anni fa, quando Jacob Zuma prese il posto di Thabo Mbeki dopo due mandati, aveva assistito al primo stop nel trend ascendente che, dal 62,65% di 20 anni fa, l'aveva portato a sfiorare il 70% nel 2004. Il calo fu inferiore al 3%: stavolta potrebbe andare parecchio peggio.
DIETROFRONT DEL SUDAFRICA RICCO. Almeno a guardare qualche sondaggio interno, che ha messo in allarme i notabili locali del partito, che hanno visto girare percentuali inferiori al 50% e hanno chiesto agli attivisti di intensificare la loro campagna.
È il caso del Gauteng, la provincia più piccola del Paese, ma anche la più industrializzata e ricca, dove si trovano Johannesburg e Pretoria. Probabilmente il crollo verticale sarà questione solo di alcune aree, anche per mancanza di alternative ritenute all'altezza. Ma il disamore è palpabile.
Nelson Mandela, che se n'è andato il 5 dicembre 2013, non era più da tempo parte della politica attiva del suo Paese, ma la sua figura non ha mai smesso di incombere sulla ritrovata democrazia sudafricana.
VENT'ANNI DI ANC. La sua icona non è scomparsa, naturalmente, nemmeno ora. Ma l'immagine del leader del movimento che portò alla fine dell'apartheid nel 1994 non è mai stata così lontana dalla realtà del Sudafrica che ha liberato.
A partire dal suo partito, quell'African national congress (Anc) che ha cominciato con lui a guidare il Paese e non ha più smesso. Stando a tutti i sondaggi, però, la perdita di popolarità appena intravista nel 2009 questa volta rischia di essere una vera e propria emorragia.
NEL 2004 SFIORATO IL 70%. Dalle prime elezioni libere in poi, l'Anc ha sempre goduto di percentuali superiori al 60% dei consensi. Cinque anni fa, quando Jacob Zuma prese il posto di Thabo Mbeki dopo due mandati, aveva assistito al primo stop nel trend ascendente che, dal 62,65% di 20 anni fa, l'aveva portato a sfiorare il 70% nel 2004. Il calo fu inferiore al 3%: stavolta potrebbe andare parecchio peggio.
DIETROFRONT DEL SUDAFRICA RICCO. Almeno a guardare qualche sondaggio interno, che ha messo in allarme i notabili locali del partito, che hanno visto girare percentuali inferiori al 50% e hanno chiesto agli attivisti di intensificare la loro campagna.
È il caso del Gauteng, la provincia più piccola del Paese, ma anche la più industrializzata e ricca, dove si trovano Johannesburg e Pretoria. Probabilmente il crollo verticale sarà questione solo di alcune aree, anche per mancanza di alternative ritenute all'altezza. Ma il disamore è palpabile.
Paese vittima della corruzione: ombre pure su Zuma
A generarlo sono soprattutto i casi di corruzione, che hanno portato anche tanti rappresentanti dell'Anc stesso ad abbandonare il partito per altre formazioni politiche o, talvolta, a crearsi il proprio movimento.
È il caso del South Africa first, creato nel 2013 da ex membri di Umkhonto we Sizwe (Lancia della nazione), quello che fu braccio armato ai tempi della segregazione razziale.
Sotto svariate accuse vacilla anche l'immagine di Zuma. L'ultima è quella di aver usato fondi pubblici per una ristrutturazione da 215 milioni di rand (poco meno di 15 milioni di euro) di una sontuosa magione di sua proprietà nella municipalità di Nkandla, dove sarebbero stati realizzati anfiteatri, piscine e una pista per elicotteri.
LA COMMISSIONE RINVIATA. La denuncia è stata presentata da Mmusi Maimane, leader locale del partito di opposizione Alleanza democratica (Da). Zuma, tuttavia, si è detto estraneo agli addebiti.
In un maldestro tentativo di contenere gli effetti deleteri di questo scandalo sul voto, l'Anc ha spostato sulle spalle del prossimo parlamento il compito di trarre le conclusioni su quanto accaduto.
Eppure il 19 marzo era stata costituita una commissione ad hoc, costituita da sette membri della maggioranza e cinque dell'opposizione, che si sono inutilmente opposti al rinvio. L'organismo avrebbe dovuto riferire all'assemblea nazionale il 30 aprile.
MINATORI IN SCIOPERO. Che l'abbia o meno realizzato in maniera fraudolenta, resta il lusso sfrenato della residenza del capo dello Stato, che segna una distanza profondissima con una gran parte della popolazione tagliata fuori dalla crescita del benessere.
Ne sono lampante esempio le condizioni dei lavoratori delle miniere di platino, in sciopero da 14 settimane di fila e che hanno rifiutato il 29 aprile l'ultima offerta dei produttori: salario minimo a 1.200 dollari al mese (circa 860 euro) entro il luglio del 2017. Loro chiedono che quest'aumento, del 30%, rispetto al livello attuale delle paghe arrivi tutto e subito.
DIECI MILIONI DI POVERISSIMI. Ma non sono loro i poveri. Metà della popolazione sudafricana si sogna anche gli stipendi attuali dei minatori, accontentandosi di vivere con meno di 600 rand (circa 40 euro) al mese.
Dieci milioni di persone (in tutto i sudafricani sono 52 milioni), secondo quanto riportato recentemente da Pretoria news, vivono addirittura con poco più di metà di tale cifra.
In questo bacino l'Anc coglie ancora voti a piene mani. Secondo il quotidiano, di tendenza nettamente antigovernativa, un consenso creato ad arte grazie a centinaia di organizzazioni locali, foraggiate dal governo, che forniscono quel minimo di assistenza alla parte più derelitta della popolazione. Quella nelle cui case si trovano «tetti che minacciano di crollare, servizi igienici inadeguati, armadi vuoti, segni evidenti di malnutrizione nei loro abitanti sia bambini che adulti».
È il caso del South Africa first, creato nel 2013 da ex membri di Umkhonto we Sizwe (Lancia della nazione), quello che fu braccio armato ai tempi della segregazione razziale.
Sotto svariate accuse vacilla anche l'immagine di Zuma. L'ultima è quella di aver usato fondi pubblici per una ristrutturazione da 215 milioni di rand (poco meno di 15 milioni di euro) di una sontuosa magione di sua proprietà nella municipalità di Nkandla, dove sarebbero stati realizzati anfiteatri, piscine e una pista per elicotteri.
LA COMMISSIONE RINVIATA. La denuncia è stata presentata da Mmusi Maimane, leader locale del partito di opposizione Alleanza democratica (Da). Zuma, tuttavia, si è detto estraneo agli addebiti.
In un maldestro tentativo di contenere gli effetti deleteri di questo scandalo sul voto, l'Anc ha spostato sulle spalle del prossimo parlamento il compito di trarre le conclusioni su quanto accaduto.
Eppure il 19 marzo era stata costituita una commissione ad hoc, costituita da sette membri della maggioranza e cinque dell'opposizione, che si sono inutilmente opposti al rinvio. L'organismo avrebbe dovuto riferire all'assemblea nazionale il 30 aprile.
MINATORI IN SCIOPERO. Che l'abbia o meno realizzato in maniera fraudolenta, resta il lusso sfrenato della residenza del capo dello Stato, che segna una distanza profondissima con una gran parte della popolazione tagliata fuori dalla crescita del benessere.
Ne sono lampante esempio le condizioni dei lavoratori delle miniere di platino, in sciopero da 14 settimane di fila e che hanno rifiutato il 29 aprile l'ultima offerta dei produttori: salario minimo a 1.200 dollari al mese (circa 860 euro) entro il luglio del 2017. Loro chiedono che quest'aumento, del 30%, rispetto al livello attuale delle paghe arrivi tutto e subito.
DIECI MILIONI DI POVERISSIMI. Ma non sono loro i poveri. Metà della popolazione sudafricana si sogna anche gli stipendi attuali dei minatori, accontentandosi di vivere con meno di 600 rand (circa 40 euro) al mese.
Dieci milioni di persone (in tutto i sudafricani sono 52 milioni), secondo quanto riportato recentemente da Pretoria news, vivono addirittura con poco più di metà di tale cifra.
In questo bacino l'Anc coglie ancora voti a piene mani. Secondo il quotidiano, di tendenza nettamente antigovernativa, un consenso creato ad arte grazie a centinaia di organizzazioni locali, foraggiate dal governo, che forniscono quel minimo di assistenza alla parte più derelitta della popolazione. Quella nelle cui case si trovano «tetti che minacciano di crollare, servizi igienici inadeguati, armadi vuoti, segni evidenti di malnutrizione nei loro abitanti sia bambini che adulti».
Da è il secondo partito: leader bianca e dirigenti di colore
Eppure ne è passato di tempo da quando la popolazione di colore si riuniva attorno all'Anc per battere l'avversario bianco, incarnato nel 1994 dal presidente uscente Frederik Willem De Klerk, che pure Mandela, nel suo illuminato percorso di pacificazione, volle come suo vice dopo l'elezione.
Il panorama politico, come quello sociale, è cambiato, e il secondo partito, Da, è un esempio di integrazione. Leader bianca, l'ex giornalista Helen Zille, ma tanti dirigenti di colore. Incluso il già citato Maimane, che punta a diventare premier nel Gauteng e qualcuno ha definito «l'Obama del Sudafrica».
Gli altri partiti presenti sulla scena politica (Combattenti per la libertà economica e Partito Inkatha della libertà) sono in mano ai neri e del tutto marginali.
NUOVA DISCRIMINAZIONE. Con una rappresentanza politica sempre più risicata, è stato proprio De Klerk ad affermare che «i veri emarginati in Sudafrica, oggi, sono i bianchi».
Affermazione forte, dato che il potere economico è ancora distribuito a tutto vantaggio degli afrikaner, ma da non sottovalutare se viene dall'uomo della transizione che fu determinante nell'accompagnare Madiba in quegli anni fondamentali per il cambiamento del Paese.
IL RAZZISMO NEI CAMPI. Che sotto le ceneri covi un fuoco pericoloso lo dimostra l'esistenza dei Kommandokorps, campi di addestramento dove ufficialmente si impara a difendere le proprie fattorie da malintenzionati, ma sono vere e proprie fucine di odio razziale. Frequentati da piccole minoranze, ma dotate di sentimenti più diffusi nel Paese di quanto non si osi dire ufficialmente.
Il panorama politico, come quello sociale, è cambiato, e il secondo partito, Da, è un esempio di integrazione. Leader bianca, l'ex giornalista Helen Zille, ma tanti dirigenti di colore. Incluso il già citato Maimane, che punta a diventare premier nel Gauteng e qualcuno ha definito «l'Obama del Sudafrica».
Gli altri partiti presenti sulla scena politica (Combattenti per la libertà economica e Partito Inkatha della libertà) sono in mano ai neri e del tutto marginali.
NUOVA DISCRIMINAZIONE. Con una rappresentanza politica sempre più risicata, è stato proprio De Klerk ad affermare che «i veri emarginati in Sudafrica, oggi, sono i bianchi».
Affermazione forte, dato che il potere economico è ancora distribuito a tutto vantaggio degli afrikaner, ma da non sottovalutare se viene dall'uomo della transizione che fu determinante nell'accompagnare Madiba in quegli anni fondamentali per il cambiamento del Paese.
IL RAZZISMO NEI CAMPI. Che sotto le ceneri covi un fuoco pericoloso lo dimostra l'esistenza dei Kommandokorps, campi di addestramento dove ufficialmente si impara a difendere le proprie fattorie da malintenzionati, ma sono vere e proprie fucine di odio razziale. Frequentati da piccole minoranze, ma dotate di sentimenti più diffusi nel Paese di quanto non si osi dire ufficialmente.
Martedì, 06 Maggio 2014
(Lettera 43)



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