martedì 29 ottobre 2013

Migranti, pellegrini d'Europa alla ricerca di asilo...

Sbarcano sulle coste del Mediterraneo. Poi si dirigono a Nord. E vagano tra gli Stati per riuscire a farsi regolarizzare...

di Barbara Ciolli

Hamid vaga da otto anni senza visto tra l'Italia e la Francia.
Gabriel è sbarcato nel 2009 sulle spiagge del Mediterraneo e da un po' si trova senza documenti in Germania. Izmat ha impiegato anni per raggiungere l'Europa dall'Afghanistan: gli ci sono voluti mesi dalla Grecia per poter salire su un camion per Ancona e fare domanda come rifugiato.
Alcuni si ammalano e muoiono per le notti all'addiaccio e per gli stenti delle loro vite da invisibili. Altri stanno anni a lavorare in nero, per pagarsi le tappe e i passeur al confine. Altri ancora camminano da soli per mesi, attraverso le boscose frontiere dell'Est.
4,5 MLN SENZA DOCUMENTI IN UE.Potrebbero chiamarli pellegrini, i leader dell'Unione europea che all'ultimo vertice di Bruxelles hanno deciso di dover «varare politiche comuni a lungo termine sull'immigrazione». Dopo avere, nel frattempo, rafforzato le pattuglie dei vigilantes di Frontex ai confini esterni.
Secondo le stime dell'ultimo rapporto Ue sull'immigrazione (dati del 2011), il Vecchio Continente conterebbe tra i 2 e i 4,5 milioni di stranieri senza documenti, a fronte di 20,2 milioni di regolari (il 4% della popolazione europea) e di centinaia di migliaia di richiedenti asilo: quasi 332 mila domande nel 2012 (dati Eurostat).
POCHE MIGLIAIA DI RIFUGIATI. Chi scappa da discriminazioni e violenze arriva soprattutto da Afghanistan, Russia e Siria e in genere vuole andare al Nord: Germania, Francia e Svezia sono le destinazioni in cima alla lista.
Ma chi è in fila per lo status di rifugiato - concesso a poche decine di migliaia di richiedenti asilo ogni anno - è un granello di sabbia nel mare dei senza nome che abitano l'Ue.

Via i profughi dall'Europa dei senza lavoro

La loro definizione più politically correct è «migranti economici» in fuga dalla povertà. Per altri sono semplicemente «clandestini» che, scaduto il visto si muovono da uno Stato all'altro dell'Ue, anziché ritornare nei loro Paesi d'origine. Una massa fluida e sommersa. Sempre più grande, con l'emorragia di posti di lavoro nella vecchia Europa e la prassi delle espulsioni nei singoli Stati.
Chi ritiene che i richiedenti asilo siano i soli migranti ad avere diritto di cittadinanza nell'Ue dimentica infatti che la maggioranza degli stranieri legalmente residenti è arrivata da irregolare, negli anni di crescita e benessere economico.
UE, 500 MILA ESPULSIONI L'ANNO. Con l'aggravarsi della crisi economica del 2008, Bruxelles ha arginato sempre più gli ingressi, bloccando alla frontiera oltre 340 mila migranti e rispendendone indietro altre centinaia di migliaia, al ritmo di circa 500 mila l'anno.
In Italia, lo straniero sorpreso senza il permesso di soggiorno è soggetto al provvedimento di espulsione del prefetto, il «foglio di via», che impone l'abbandono del territorio.
SANS PAPIER IN EUROPA. Le forze dell'ordine, però, senza il controllo preventivo di un magistrato, non possono procedere ai rimpatri coatti.
Così, dei circa 150 mila irregolari identificati nel 2010, appena 16 mila sono stati condotti alla frontiera. Meno di un denunciato su cinque è di fatto espulso dal Paese.
Chi si ritrova con un foglio di via, vive di espedienti o lavora in nero, attendendo la prossima sanatoria. Se non riesce a sopravvivere, salta su un treno notturno e cerca fortuna nelle città più ricche dell'Ue.

Da Lampedusa alla Germania, verso Stoccolma

Nel popolo dei sans papiers ci sono poi gli ultimi «migranti economici».
Si tratta di migliaia di tunisini e nordafricani ai quali, nel 2011, l'allora premier Silvio Berlusconi concesse 11.800 permessi temporanei, nella speranza che, scavalcate le frontiere di Schengen, circolassero liberamente in Europa.
E anche delle centinaia di somali, eritrei e rifugiati in fuga dai campi profughi dell'Africa centrale, che per le emergenze approdano a Lampedusa e su altre sponde del Sud Italia.
Il regolamento europeo Dublino 2, del 2003, li obbligherebbe a fare richiesta d'asilo nel Paese del primo sbarco: procedura che include l'identificazione, anche attraverso le impronte digitali.
L'ODISSEA DI CHI CHIEDE ASILO. Non di rado, tuttavia, i migranti la aggiravano, indirizzandosi - anche con il beneplacito delle autorità - verso altri Paesi europei, dove le condizioni di chi attende una risposta sul suo status sono meno degradanti e i tempi della burocrazia procedono più snelli.
«In Germania esiste il reato d'immigrazione clandestina, ma l'azione penale non è d'ufficio. Alcune sentenze della magistratura hanno poi accolto le istanze dei migranti a fare richiesta nel Paese, per la carenza dei sistemi di accoglienza nei Paesi di primo sbarco», spiega aLettera43.it Fulvio Vassallo Paleologo, avvocato e docente del Diritto di asilo dell'Università di Palermo.
ULTIMA DESTINAZIONE SVEZIA. Dal 1 gennaio 2014, inoltre, i migranti con status di rifugiati o perseguitati politici possono richiedere il trasferimento del congiunto. E, verosimilmente, è destinato ad ampliarsi ancora il flusso verso Nord.
«Finché dura, il Paese che ne accoglie di più, in proporzione alle domande, è la Svezia. Ma con il pressing sempre maggiore alle frontiere, in futuro le cose potrebbero cambiare, com'è già accaduto in Olanda», aggiunge l'esperto.

La stretta di Amburgo sugli irregolari: migliaia di invisibili con i giorni contati

Ad Amburgo, ricca città di porto tedesca che guarda verso la Scandinavia, nel 2013 di immigrati irregolari ne hanno conteggiati più di 4.500.
Per anni, gli stranieri che vivevano in periferia, nei container abbandonati delle navi senza riscaldamento fisso, sono rimasti nascosti alla polizia. Ma con l'emergenza Lampedusa, anche le autorità della metropoli hanno cominciato a mettere in ordine i conti, procedendo con le identificazioni e i fogli d'espulsione.
Tra i senza terra intimati di sgombero, ci sono migliaia di ex richiedenti asilo, le cui domande, come nel caso dei migranti dai Balcani e dall'Est Europa, sono state respinte.
LA CARTA DI VIAGGIO ITALIANA. Ma anche centinaia di ghanesi e altri africani che, dopo anni di lavori in nero in Libia, sono sbarcati in Italia, in fuga dalla guerra civile.
Dopo due anni di trambusti in Campi d'identificazione ed espulsione (Cie) e pensionati, concluso lo stato d'emergenza il governo di Roma ha concesso a migliaia di profughi un contributo di 500 euro e un titolo di viaggio equipollente al passaporto e al permesso di soggiorno per motivi umanitari.
VIA DA SPAGNA E GRAN BRETAGNA. Alcuni si sono diretti in Francia. Altri in Germania, ad Amburgo come a Berlino. Altri ancora si sono dispersi nei meandri dei tanti non luoghi del Vecchio Continente.
In Spagna non ci vanno più, perché il governo di Mariano Rajoy, dal 2012, ha tolto agli stranieri irregolari il diritto gratuito all'assistenza sanitaria di base e si contano i primi morti. Anche la Gran Bretagna, che ha avviato campagne mediatiche anti-migranti e studia un pacchetto di leggi restrittivo sui diritti al welfare e ai servizi per gli stranieri, è diventata meno appetibile.

In Nord Europa la pressione è minore e le leggi sono meno dure

Prima del lontano Nord, restano la Francia, dove il governo socialista di François Hollande espelle i rom, e la solida Germania.
Ma neanche Berlino vuole più i migranti non suoi. Come in Italia, gli amministratori della città-Stato anseatica hanno finanziato un programma temporaneo d'emergenza per l'inverno.
Ma da aprile, i profughi che erano sbarcati Lampedusa sono diventati senzatetto e sopravvivono solo grazie al sostegno delle parrocchie e di un gruppo di attivisti della sinistra radicale. Il Comune di Amburgo, d'accordo con il governo, programma di rispedire in Italia circa 300 irregolari. E, puntuali, le polemiche si sono riaccese con l'ultimo dramma di Lampedusa.
SERVONO PIÙ CONTROLLI. La stretta di Amburgo sui migranti, comunque, non riguarda solo gli africani. Mesi di controlli, interrogatori, schedature negli uffici di polizia hanno portato alla luce un quartiere di migliaia di irregolari che, da anni, vivevano le loro vite borderline, come in altre metropoli d'Europa.
Alcuni venivano tollerati perché avevano bambini piccoli da crescere. Ma con la crisi non c'è più spazio per nessuno. «I leader europei si metteranno d'accordo per aumentare i mezzi le operazioni dell'agenzia Frontex, per chiudere le porte d'accesso», conclude Paleologo.
LA RISPOSTA DI FRONTEX. «Le leggi europee non obbligano necessariamente gli Stati membri ad adottare misure di carattere penale verso gli immigrati illegali. Ma gli Stati come Spagna, Italia, che come Malta hanno subìto gli accordi di Dublino 2 nonostante fossero i territori più esposti ai flussi, ora interpretano le regole anche nel modo più duro».
Martedì, 29 Ottobre 2013
(Lerrera43)

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