Aumentano di giorno in giorno il numero dei profughi che scappano dalla Siria per il timore di un attacco della comunità internazionale contro il governo di Damasco.
Le cifre sono spaventose: 1,3 milioni di profughi si trovano in Giordania, un milione in Libano. In Europa ne sono giunti 20mila, ma il sistema di accoglienza è già giunto al collasso. "Non ci sono posti a sufficienza nei centri di accoglienza" ha dichiarato Ariane Rummery, portavoce dell'Unhcr, l'agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati.
In particolare, l'Italia non regge il peso dell'ondata di gente disperata che fugge da un Paese piombato da due anni nella guerra civile. Il Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo), nella provincia di Catania, ha 1.800 posti, ma ospita 3.500 migranti. Ma è solo un esempio. L'Anci denuncia: i Comuni italiani non hanno strutture adeguate per reggere l'emergenza profughi e il ministro Delrio promette "in tempi brevi" un bando per l'assegnazione di 16mila nuovi posti per lo Sprar, il Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati.
Dall'inizio del 2013, secondo i dati di Frontex, l'agenzia europea per il controllo delle frontiere, sono giunti sulle coste italiane e maltesi 20mila profughi, dei quali 1.300 sono siriani. Solo nei mesi di luglio e agosto ne sono sbarcati 7.500.
Anche Romania e Bulgaria sono al collasso, avendo dovuto ospitare un numero di migranti doppio rispetto a quello dello scorso anno.
La Grecia, dal canto suo, ha ben pensato di elaborare un piano, Ioni, che prevede il rafforzamento dei controlli sulle frontiere sia terrestri che marine, facendo diminuire gli ingressi solo sul fiume Evros, al confine con la Turchia, del 98 per certo.
Sbarrate le porte della Grecia, la nova "isola felice" dei profughi siriani è diventata l'Ungheria. Dalla Turchia, passando per la Bulgaria e risalendo i Balcani, sono giunti in Ungheria tremila persone, vale a dire otto volte in più il flusso dello scorso anno. In totale, si contano 14mila immigrati che sono entrati illegalmente in Ungheria passando per la Serbia. Si tratta per lo più di kossovari, pakistani, afghani e, ovviamente, siriani.
Data l'ondata di arrivi, il governo nazionalista di Viktor Orbàn, ha deciso di reintrodurre la detenzione obbligatoria per i richiedenti di asilo, una pratica, abolita nel 2012, che prevedeva una carcerazione di 15 giorni, ma che finiva con il prolungarsi anche di oltre sei mesi.
Secondo le Nazioni Unite, circa il 15 per cento dei richiedenti asilo giunto in Ungheria si trova al momento dietro le sbarre. "Stiamo ancora cercando di capire quali sono i criteri esatti con cui decidono chi incarcerare - ha affermato Ariane Rummery - Ma almeno questa misura è usata meno di quanto accadeva prima"....
(INTERNATIONL BUSINESS TIMES)

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